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ci immagino insieme, un pomeriggio di quelli piovosi, che se guardi fuori il grigio è l’unico colore che domina e che rende tutto informe e le gocce picchiettano sulla finestra, quasi ad inviare un segno della loro presenza.
ci immagino davanti al pc, il tuo perchè io il portatile non ce l’ho, seduti per terra, ci immagino a guardare tutti i film di cui abbiamo sempre discusso, star lì sotto una coperta enorme, e criticare ogni battuta, ridere alle scene tristi e magari commuoverci per finali assurdi. ci immagino anarchici in un luogo che non so se esisterà mai, ma se esiste per noi allora tutto il resto non conta; ci immagino noi due, un re e una regina di un reame che non ha sudditi. ci immagino a parlare fino a tardi di quanto le stelle brillino, inventerò stelle cadenti solo per farti incazzare se le chiamo “aereoplani”; parleremo di quanto le nuvole corrano veloci nel cielo, manco avessero la carrozza che le aspetta. e ti chiederei se ci aspetta qualcuno anche a noi, se il tempo che abbiamo è solo un’illusione oppure possiamo rimanere così per sempre. ti chiederei se ci credi, alle favole, perchè avrei paura che la nostra possa essere solo una di quelle.
ci immagino: io che ti prendo in giro per il tuo modo di parlare che mi fa sempre ridere, ma che amo da morire - solo che non te l’ho mai detto - guarderei i tuoi capelli che mi fanno impazzire e ti direi che stanno una merda, tu ridendo mi diresti che i miei stanno anche peggio, ma non smetteresti di di guardarmi negli occhi, io non smetterei di guardare il tuo sorriso.
staremo lì, così, come si sta alle cene importanti di cui nessuno se ne importa sul serio, con la voglia di scappare, con la voglia di uscire da quella sala e respirare un po’ d’aria.
ti direi che di te non mi piace niente, tu mi urleresti che “non te ne frega un cazzo” ma sotto sotto sapremmo entrambi che una bugia di più e i nostri nasi sfonderebbero i soffitti.

la realtà è che tra di noi non c’è realtà.
siamo quella fiaba in cui non sappiamo se credere o no.

myself